Crescerà cacao a Bundjbugyo

Di Matteo Angri, socio-fondatore di Environomica e project manager presso ICAM

Bundjbugyo potrebbe sembrare a molti un gioco di parole, o un insieme di lettere messe a caso dopo qualche bicchiere di troppo. Ma è invece il nome di un punto ben preciso in mezzo al continente africano. Anzi, è possibile affermare che si trova nel “cuore nero dell’Africa”.

Un’area remota nel nord-ovest dell’Uganda, al confine con il Congo. Un posto dove si respira ancora la magia e il misticismo africano, dove realtà e credenze popolari convergono in un melting pot, che solo in certi luoghi dell’ormai globalizzata Africa “nera” è ancora possibile assaporare e vivere. Un luogo che raccoglie tutta l’essenza dell’Africa; dai sapori agli odori, dai colori ai suoni, in cui raramente si va per villeggiatura e dove il musungu (l’uomo bianco) si vede molto raramente, con il conseguente fuggi-fuggi generale di bambini che alla vista dei bianchi scappano fra urla e schiamazzi, seguiti dalle risa degli adulti che da lontano tengono tutto sotto controllo.

Come dico spesso a chi mi chiede come sia l’Africa, per capirla bisogna viverla e assaporarla, perché ogni parola detta o scritta non raccoglierà mai la sua vera essenza.

Bundibugyo è l’area a maggior produzione di cacao di tutta l’Uganda. Si stima che in questo fazzoletto di terra, si produca quasi l’80% del cacao ugandese. Addentrandosi nel bush (la foresta primaria che si erige con maestosità su tutta la regione) ci si imbatte in piante di cacao ovunque, tra vere e proprie piantagioni e alberelli isolati qua e là, nati sotto l’ombra protettrice delle piante più grandi.

Sono passati 6 anni da quanto ICAM ha promosso la creazione di un’azienda post raccolta a Bundjbugyo, la prima e unica nel suo genere in tutto il Paese. In questi 6 anni è stato creato lavoro per più di 200 persone, fra operai stagionali e operatori locali, e 3000 agricoltori della zona hanno potuto integrare una filiera sostenibile e vendere la propria produzione ad un prezzo giusto. L’azienda è completamente gestita da manager locali e da un espatriato italiano radicato nel Paese da 15 anni.

Durante le mie lunghe chiacchierate con le persone e i lavoratori del posto, ho spesso chiesto come fosse cambiata la loro vita da quando ICAM ha fatto arrivo nella zona. La risposta non è affatto scontata, perché questo tipo di iniziative imprenditoriali non sempre sono in grado di portare a cambiamenti significativi e molti sono gli esempi in Africa di progetti che, pur presentando enormi potenzialità sulla carta, sono finiti in “buchi nell’acqua”. In questo caso, tutti mi hanno risposto positivamente, evidenziando come ora abbiano più libertà di scelta, possano garantire un’istruzione ai propri figli, concedersi un pasto in più al giorno e addirittura qualche “vizio”.

La realtà di imprenditoria sociale promossa da ICAM in Uganda costituisce un interessante esempio di come sia possibile creare e mantenere nel tempo attività economiche redditizie, etiche e trasparenti, che creano valore condiviso per tutte le parti in gioco. Da una parte, ICAM, una grande azienda che è stata in grado di fare business con impatto sociale in un paese in via di sviluppo. Eliminando gli intermediari e gli speculatori, andando direttamente alla fonte della produzione e creando imprenditoria gestita localmente, ICAM ha creato le condizioni per produrre un cacao di alta qualità, che alla fine si trasformerà in buonissimo cioccolato integralmente made in Uganda. Dall’atra parte, un’impresa locale auto-sostenibile, inserita all’interno di una filiera corta, che crea valore aggiuto e una relazione diretta con i produttori, e che si mantiene da sola grazie all’attività della popolazione locale.

Quali sono gli elementi che hanno determinato il “successo” di questo modello?

Probabilmente, un ruolo fonamentale è stato giocato dall’unione verso la “causa comunitaria”: si percepisce un sentimento collettivo di ottimismo, la voglia di cambiare e di farlo in meglio. Si è innescata una connessione diretta tra produttori e azienda trasformatrice che raramente accade. Un grande punto di forza è poi dovuto alla gestione dell’azienda da parte di una equipe locale, che con grande professionalità si occupa di tutti i settori, dal finanziario all’agro-forestale. Una realtà imprenditoriale interamente ugandese, che ha determinato un aumento del valore delle attività produttive e ha creato un’economia circolare dall’enorme potenziale.

Il modello Bundjbugyo ha attirato molto interesse attorno a sé. Durante l’EXPO tenutasi a Milano nel 2015, ICAM è stata al centro di tutto il cluster del cacao, ricevendo un plauso internazionale per l’esempio di imprenditoria che ha promosso con il centro di Bundjbugyo. Ad oggi, sono molte le richieste di ricreare la stessa cosa, riproporre questo modello di imprenditoria sociale in altri Paesi africani e sud-americani.

Tutto questo significa che cambiare è possibile. Che è possibile fare business e, allo stesso tempo, creare un impatto sociale positivo sulle comunità. Non esiste una soluzione unica per tutte le realtà, ma, se si lascia da parte la logica legata al solo concetto di profitto, integrando strategicamente sostenibilità sociale e ambientale, come è stato fatto da ICAM in Uganda, è allora possibile dare origine non solo a un business di successo, ma anche ad un cambiamento sociale e di paradigma, che si spera possa essere d’esempio per molte altre realtà.

Un futuro diverso è quindi possibile. Ed è un futuro che a Bundibugyo profuma di cacao.